martedì 26 giugno 2012

LANCIATI, URLANTI GUERRIERI

(Dolceacqua, 18 giugno 2012)


E a un certo punto e' successo. Il miracolo. Ho cominciato a vederci. Come se la nebbia fosse evaporata istantaneamente davanti ai miei occhi, s'e' aperto il varco, ha soffiato il vento, e tutto e' apparso per com'era. Profondo. Ogni figura stava stagliata sul mondo. Questo pero' non faceva un buon servizio ai figuranti, e ancor meno alle persone. Infatti da quel momento in poi riuscivo a vederne i contorni, li' dove iniziavano e li' dove finivano, tondi. Anche gli atteggiamenti, le prese di posizione, le rappresentazioni, tutto aveva una forma sferica, di boccia, e cadeva nel momento esatto in cui cominciava, e per di piu' sullo stesso incrocio. Tanto che ognuno sembrava girare a vuoto. Cosi' li sentivo arrancare, i viziati polli di questo pollaio, e fischiare anche a che fosse bene o a che fosse male. Ti ricordi di me? Mi ha chiesto qualcuno. Uno che avevo conosciuto militare. Altri, meno interessati alle riflessioni di specchio, intanto, giocavano da ombra. Non ne facevano mistero e s'erano lanciati in simili carriere, da figlio unico e da figlio di sindaco. E in quanto tali, i figli, si godevano il pasto nudo che e' questa terra per chi trova la felicita' nell'abbuffarsi. Io la felicita' l'avevo trovata nel digiuno, invece. Ma per una pura casualita'. Massi', avete capito: per la mia quasi cecità. Infatti credevo, fino a cinque minuti prima, che i miei vicini, il famoso prossimo, avessero sostanza d'angelo e sapessero cose che io non so. Sconosciuti, li percepivo, viaggiare nella vita come ostriche nel mare. Prelibate e negate a chi non vuole pagare e non le sa pescare. E invece l'incanto era caduto, infranto, spiaccicato sin nel fondo del miraggio. E stava in mille pezzi luccicanti, tutti inutili e splendenti sotto il faro acceso, a simulare giorno e speranza, grondante fardello. Tant'e' che il militare, in congedo da dieci anni almeno, adesso trasportava pezzi di motore da una citta' all'altra, e manteneva la sua preparazione alla battaglia cosi', tanto per rimarcare un momento invincibile del suo passato, quando forse aveva aspirato ad essere il guerriero, ignorando come un guerriero non somigli affatto alla palla che si lancia, non indossi mai una divisa da facchino e non si identifichi in armi asettiche, in fucili senza anima, in biscotti distribuiti a colazione se hai fatto bene la branda. Il guerriero e' una qualita', non una maschera. Non so poi se sia un fatto significativo in battaglia. Ad oggi pare che ogni umana qualita' sia soverchiata dalla quantita' del latte con cui madre ingozza figli. Ma e' pur vero che la guerra imperversa e che il nemico inganna. Quindi probabile e' che anche questa apparenza sia un tentativo di avvantaggiarsi sopra gli altri e tirare acqua al mulino. Insomma e in ogni caso, un guerriero non e' una marchetta da puttana. L'individuo di cui stavo parlando lo aveva scoperto tardi, o anche presto, questo non lo so. Portava il fallimento al guinzaglio. Probabilmente non gli era servita ad altro, l'esperienza, se non a imparare a riconoscere quelli come lui. Quelli che si possono anche battere recitando un colpo di karate. Quelli che son soldati insomma, e non guerrieri. Perche' cosi', a guardarlo bene adesso che ci vedevo, il caporalmaggiore, non gli avrei dato un soldo, ne' a lui ne' al suo addestramento, se avesse per caso incontrato sulla via un indomabile nudo alto anche solo un metro. Se lo sarebbe mangiato, il nano battagliero, in un solo boccone. Deve essere dunque questo che ti insegnano a naia, pensavo, a mostrare immediatamente i muscoli, ad occupare lo spazio, a starnutire prima che si dichiari il cimurro o il raffreddore. Di soldi comunque ne avevano tutti, figli e congedati, e per forza, dato che li tenevano nelle tasche e ne chiedevano. E' strano come per i ragazzi viziati, quelli che hanno avuto tutto, niente sia mai abbastanza. Come il superfluo sia necessario, tanto da non poter rinunciare a nulla e da prendere quanto piu' possono in ogni circostanza. Pesa la mano al portafogli, pesa e tanto. Perche' non sanno che si vive anche senza contante e che per il contante si ammazza, e che ammazzare pesa, se sei un guerriero. Tutti soldati insomma, a cominciare dal caporalmaggiore in congedo. E passando certo per sua moglie, come tanti ci saranno passati. 10 anni di matrimonio, intoccabili. Tutto il resto puo' essere palpeggiato. Nel mutismo e nell'accettazione. Perche' occupare uno spazio va bene, ma per stare accanto a chi cosi' si comporta, o devi essere cieco o devi averne una ben valida ragione. Altri soldati intanto si adoperavano alla brace. Una grigliata con 4 kg di filetto, una follia senza pace. A gridare a scoprire com'e' che la carne debba essere cucinata. E a parlar di quanto e' costata. Perche' conta ingrassare le labbra di unto, conta rifare i soldi, conta dire che le cose buone si pagano. Conta contare nel tempo in cui gli altri si nascondono. E dire tana! alla fine della fiera. E scoprire i vecchi saldi ancora da scalare, le vecchie schiene ancora da mondare. Cosi' ad un certo punto, dopo un po' che ci vedevo, e' arrivato anche un tizio, con sua figlia piccola al seguito. E se prima la sua e i due della compagna se le davano di santa ragione e lui col militare rideva, poi s'era trovato col piccolo non suo che gli rispondeva, a tono, e senza battere ciglio, e allora s'era lanciato, quello, alto come un giunco, in un diverbio fuori di melone col bambino. E io non conto nulla, sono sempre lo scemo, e tu (la madre) non mi dai nessun supporto, non c'e' considerazione, mi deve rispetto. E quasi tutti al tavolo, in giardino, ubriachi, che ridevano del suo comportamento. A un tratto mi aveva fatto anche pena. No, non il bambino che veniva sgridato da quel coso che nemmeno era suo padre, ma proprio lui, quel cespo di idee balzane. Alto alto che strilla un po' incurvato verso un pargolo di sette anni biondo e con gli occhi azzurri. Finche' l'altro, il piu' piccolo, quello che di anni ne ha 4, ha cominciato lui a piangere, non capendo come mai, sua madre, si portasse appresso quel tizio brutto che non sa fare altro che gridare. E dire che fino a cinque minuti prima si stava anche divertendo! E poi? E poi quel fatto inutile era arrivato a guastare la serata, con la promessa che ci sarebbe anche stato per parecchio tempo. Non che i piccoli rimpiangessero il loro vero padre, non dichiaratamente almeno. Ma certo non vedevano la necessita', dato che stavano tanto bene insieme a mamma, che questa si facesse far da scudo al nuovo maschio, senza autorizzazione. Certo, lei di motivi ne doveva avere, ma questi sono altri pensieri. Considerazioni che vengono dopo, quando si e' adulti e soldati, non quando da piccoli si sta in bilico giocando con immaginari destrieri cavalcandoli al pelo, lanciati, urlanti guerrieri.

2 commenti:

  1. vergognati!
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    d'estate fa caldo il cervello fuma se messo in moto.
    appena scende di 10° recupero, per ora ho occhieggiato;)

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    1. io e il mio cervello siamo accaniti fumatori...

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