martedì 2 ottobre 2012

CINCITRULLINA VA AL CAMPEGGIO


Oggi e' domenica e Cincitrullina va al campeggio. Sta scritto sul calendario da due mesi che il giorno e' questo. La data e' cerchiata di blu ed e' stata confermata per ben tre volte, l'ultima delle quali al telefono, ieri sera. Dunque Cincitrullina si sveglia di buonora e prepara le sue cose. Chiodi, martello, tenda, coperta. Allinea gli oggetti sul letto della camera buia, la sua, da sei anni, in un seminterrato al centro di Torino. L'appartamento e' completamente spoglio, mancano persino i lampadari al soffitto. L'unica stanza arredata e' la stanza in cui dorme Cincitrullina. Unica stanza occupata dall'unica inquilina. Che adesso guarda gli oggetti affilati sul letto, nella penombra della prima mattina.

Intanto Lucio parte da Asti e ha la faccia velata di nebbia, tracce di polvere incrostata sulle lenti, l'espressione da seppia. Quando arriva sotto casa di Cincitrullina quella sta in strada. Scosciata a bordo marciapiede. E Lucio ne e' contrariato. Ancora piu' contrariato appare poi quando scopre che Cincitrullina si sta portando dietro due bustoni neri della monnezza. Carichi delle sue scomposte cose. Quelle stesse allineate di buonora sopra al letto. Del resto si compongono gli eserciti per mandarli alla rovina. Quindi, un'ora dopo, eccoci in macchina tutti e tre, in formazione. Loro avanti e io sul sedile posteriore, stretto tra la monnezza di Cincitrullina e la cassetta da pesca di Lucio che intanto guida veloce sui viali e poi oltre la Cintura e piu' in là fino al fiume. Fino ai canneti e alle pozze d'acqua abitate dai girini. Perche' oggi e' domenica e Cincitrullina va in campeggio, a pescare coi suoi cugini.

L'idea della rimpatriata non e' stata di Lucio, chiaramente, che a pescare va volentieri da solo al capanno di famiglia. Il “capanno di famiglia” detto cosi' puo' sembrare roba da gente con la puzza al naso. In realta' e' una baracca in campagna. La campagna del nonno di Lucio. Un pezzo di bosco sulla riva della Dora.
Nemmeno di Cincitrullina e' stata l'idea, ovviamente, di venire qui a farsi ammazzare dalle zanzare. L'ultima volta in campeggio se la ricorda ancora coi capelli lunghi, prima che glieli facessero tagliare, roba da scuola elementare.
L'idea della gita e' stata della madre di Carmelo, il cugino morto. E le e' venuta al funerale. O, a darle credito, l'ispirazione era di Carmelo, e lei ha fatto solo da tramite.
Quattro sorelle vedove con un figlio ciascuno, quattro cugini. Uno morto, tutti spersi.
Insomma, ha pianto e strillato prima per il figlio morto e poi per la famiglia sfasciata. Facendo giurare che il vincolo di sangue sarebbe stato onorato e rinsaldato. Che si sarebbe cominciato da subito con una gita, col campeggiare insieme come quell'ultima volta da ragazzini, prima che le strade si dividessero. L'ultima volonta' di Carmelo, quella era, ha tenuto a sottolineare la zia: che i cugini superstiti lo salutassero a quella maniera. Ci pensava gia' prima della disgrazia, il defunto, e voleva chiamare per invitare a una cena o qualcosa di simile.

Tutto falso.
Per inciso
-Carmelo se ne fregava beatamente dei cugini e pure di sua madre-
E poi...
-...prima che le strade si dividessero...-

Dunque...

Le strade mica si sono divise. Si sono introiate nei vicoli piu' ciechi che storia ricordi. Tanto da scorrere per lunghi anni anche nella stessa citta' senza vedersi una volta. Senza vedere niente. Senza sentire.

Lucio comunque ha subito accettato, su due piedi con il lutto addosso e proprio li' al funerale, ha raccolto lesto il messaggio di sua zia, forse suggestionato dall'eta' matura a cui gli dicono ormai appartenga, e che pero' non trova corrispondenza in nessun equilibrio interiore ne' in alcuna collocazione nel tessuto sociale. Insomma... sembrava possibilista, due mesi fa, persino sull'ipotesi di ritirarsi in monastero, figuriamoci se si tirava indietro per una domenica commemorativa al fiume.

Cincitrullina, dal lato suo, s'era appena detta perche' no a tutto cio' che va a colmare il vuoto tra cassa e lapide, e terra e marmo, e vetri e scrigni di pietra per membra fredde e rigide, colossei di rame sotto le nostre palpebre. E tanto questa e' la morte. O almeno: ne e' l'eco che rimbalza in una domenica squinternata, scriteriata. In una gita antiquata. Inadeguata.
Si cammina muti. Lungo la statale. E poi la provinciale. E poi lungo le strade bianche tra i rovi. Fino al capanno. Loro due zitti. E io qui stretto tra i bagagli. Io che non valgo nemmeno da arredo, e non so se ci credo che sono morto da un po' e malgrado il fatto rimango loro cugino Carmelo.

***

Al capanno troviamo gia' parcheggiata l'automobile di Osvaldo, l'altro cugino, il maggiore, il quarto incastrato da questa gita di terrore che somiglia un po' a “venerdi' 13 la notte del massacro”, non fosse che oggi e' domenica, siamo in molti meno e soprattutto a guardarci, a guardare l'utilitaria rossa di Osvaldo buttata tra le fratte secche, sembriamo piu' personaggi di un film di Pupi Avati. Immacolati nei tempi morti, sostenuti solo da una esterna su macchina insignificante che arriva ad una velocita' insignificante in un posto insignificante e parcheggia accanto ad un'altra macchina insignificante il tutto montato su un audio casuale distratto, messo assieme a forza di frusciare pneumatico e ammortizzatori sul fosso. Poche battute atone e distaccate, alienate, dette da voci con improbabili gains aperti al limite della tara, code da sottrarre al netto della felicita'.

Osvaldo ci viene incontro. Alto, stempiato, morigerato e pregno delle sue auto analisi e del suo percorso. Accidentato, certo, ma che pare abbia voluto regalargli un senso dell'esistenza. Cosa che a suo dire a noi manca. Anche se resta il sospetto che l'insensato sia piu' appropriato per descrivere l'ottusa ferocia con cui certa gente si attacca al proprio ruolo. Disposta a massacrare chiunque in nome di cio' che ha deciso sia l'oggettiva realta' assoluta.

A Lucio, Osvaldo, non e' mai piaciuto. Lo ha sopportato per un lungo periodo. Quando Osvaldo s'era infiltrato nella compagnia al mare, tra i piu' piccoletti che giocavano a calcio su due enormi rettangoli di sabbia bollente con in comune il lato della passerella. Io non lo so, ma non credo che esistano piu' spazi come quelli che ricordiamo noi 4, per bambini.
Rammentate? dice Osvaldo l'infiltrato di allora, quando disegnavamo i campi da calcio senza criterio alcuno? E ti ritrovavi a correre lungo perimetri sterminati, in tempi assoluti, sulle ali di un sogno che non e' domani, che si schianta al suolo ora, e perseguita e illumina? Ma forse Osvaldo non e' stato cosi' poetico nel riferire. Giuro comunque che qualcosa del genere ha detto, ed e' stata la prima cosa quando ha visto Lucio e Cinci arrivare al capanno, questa domenica mattina. Prima ancora di salutare. Ecco si, si vede che ci stava proprio pensando. Perche' in effetti devo dirlo, i nostri ricordi insieme, i luoghi dove possiamo rivivere, sono quei luoghi sciolti dentro la luce infinita dell'infanzia. Li' dove le ore sono distanti, e si raggiungono a fatica, si susseguono con sorpresa, come a ricascare verso un interminabile che si segna, e si sogna, senza tramonto ne' orizzonte a vista.

***

Cincitrullina ha affilato i suoi oggetti sulla riva del fiume. Qui l'ansa larga e placida, in secca d'estate, consente di vivere con una certa tranquillita' l'avventura, malgrado la Dora non sia affatto estranea a improvvise esondazioni. Insomma, Cincitrullina osserva di sbieco i suoi oggetti affilati sulla riva del fiume. Chiodi martello coperte fornello cibo. Nel capanno non c'e' piu' niente. Anche il tetto di lamiera e' mezzo caduto. Il pavimento, un pavimento vero, non c'e' mai stato. Cincitrullina guarda l'acqua del fiume e la sente ribollire. ...i cristalli rifratti, gli arcobaleno a centinaia sul pelo del corso coi sassi bianchi affioranti... E' possibile sminuzzarsi le esperienze a mano a mano che l'acqua scorre, qui, a voler stare in silenzio a guardare. Cosa credete? Si vive bene, si vive forte, si vive e basta. Ecco, piuttosto si vive e basta. Cincitrullina vive e basta, e anche Lucio, anche se Lucio gia' e' uno che ti rompe il cazzo per gli short troppo corti e posizione occupata sul marciapiede.
Cincitrullina di colpo sembra perplessa. Si chiede infatti come abbia io potuto sentire e cosi' bene il suo pensiero. Ha assistito alla scena da immobile. Le sono apparso tra i flutti del fiume, uno spettro con due pupille e dalle sue pupille mi e' scivolato il pensiero dentro. E' stato lo stesso movimento che ha portato Cincitrullina a vedermi e riconoscermi. Tuttavia resta piu' destabilizzata dal fatto che io abbia sentito, piuttosto che dal fatto che io abbia qualsiasi cosa ancora, essendo indiscutibilmente io morto.

Pensa anche
-non ci dovevo venire qui-. Poi chiude la porta. Archivia come
-suggestione-
Sigilla.
E torna a contare le sue cose. A ripensare a quando al mare ci inseguivamo giocando a nascondino. E all'improvviso e' strano. Strano che rimanere nascosti per ore ed ore al sole non abbia prodotto almeno una volta, una esperienza rilevante per cio' che fummo in seguito. Pare improbabile che in tanta memoria di serenita' non viva immersa nessuna piovra, nessun tesoro vi sia sepolto, nessun ricordo vi si celi rimosso, ammutolito, sciolto. Come e' mai possibile che di tutto il condiviso non ci sia un fatto a naso rilevante per le nostre comuni successive disgrazie? Come mai non c'e' polvere in nessun angolo dei nostri ricordi?
Sembra un pensiero facile da produrre. Da cui farsi raggiungere. Eppure eccola Cinci, per la prima volta alle prese con questa scialba considerazione. Che conta le sue cose, ignora il morto, e si gira a valutare i possibili alleati. Due cugini in carne e ossa a cui rivolgere il quesito. Davanti al fuoco, piu' tardi. Come raccontando una storia di fantasmi. Come andando a caccia di fantasmi. Come ballando con gli spettri. Si balla intorno al fuoco, dalla notte dei tempi e nelle notti di tutte le tribu'.

***

Il calore che scappa lungo i tronchi fischia e si arrotola rosseggiando. Qualche volta sembra una tana di topi, tra tegole e solaio, coi roditori che corrono rumorosamente sulla testa e un po' ovunque. Chiudiamo bene le mani dentro al sacco a pelo, affinche' le zanzare si tengano distanti dalla pelle sottile sulle nocchie. Il sacco a pelo e' gia' umido perche' qui persino l'aria e' bagnata. Ci avviciniamo al fuoco”.
Cosi' era 30 anni fa. Coi nostri padri gia' tutti morti, e noi affidati al nonno che ci portava al fiume per l'avventura del fine settimana. D'estate, anche due volte al mese.
Salvo in agosto, che quello lo si passava al mare dagli zii di Pescara. Sempre col nonno a seguito.
Il fuoco almeno e' ancora lo stesso. Il mondo no, ma forse il fuoco e' anche un pezzo di mondo. E allora non tutto e' perduto, oppure questa e' la radice del male.
Cincitrullina continua a guardare. Un po' ride anche. Non c'e' la confidenza di rilassarsi, magari pero' c'e' la possibilita' di giocare. E' sicura, nessuno si fara' la canna, ma lei ci prova, e propone un po' d'erba.

Lucio tace.
Osvaldo e' scandalizzato.

Ci sono persone che crollano al primo tiro di marijuana. No, non si fanno bonzi, non perdono i sensi. Solo, si afflosciano insieme alla struttura che li regge. Un cartellone e frontespizio ampio. Uno slogan. Tutto cartone e colla. Raffica di vento ben assestata, crolla il sostegno. Ecco, ma un tiro d'erba al limite e' paragonabile a un venticello. Fuscelli, altro che vasi di ferro e vasi di coccio. Vasellame e vasellina.
Aiutatemi a credere ancora nelle vostre parole, spettri.
Insomma, piu' tardi magari fumeranno tutti, intanto Cincitrullina si porta avanti. Perche' stasera raggiunge anche un secondo traguardo di crescita, matura persino un secondo pensiero fondamentale. E cioe' si accorge di quello che le piace fare, di cio' che le interessa e del modo che le somiglia, e beh... per come la vedo io, si puo' fumare. E quindi, dato che ha capito che al mondo ci sta perche' ci vuole stare, ci vuole stare come dice lei, e ci fuma sopra. Ecco adesso ci fuma sopra, come potrebbe cacarci domani. O piantarci un fiore. Del resto e' proprio il fiore che fuma adesso Cincitrullina. E le guance le si colorano, e gli occhi arrossiscono, e si sdraia orizzontale, si solleva su un fianco, appoggia il viso sulla mano, gomito a terra, sorride lessa, e poi si rilassa.
Lucio non fa tanto il difficile. Continua a non parlare ma fuma. Osvaldo rimane in minoranza, e cede a ruota, lui, devoto a Infranta Astinenza durata dal terzo anno di universita', ma questa e' l'occasione che fa l'uomo uomo. Perche' un sano equilibrio prevede lo sfogo e blablablablabla e chissa' quanti altri libri e quanta carta straccia riciclata e sparpagliata intorno ai muri come fosse cervello, spacciata per chissa' quale conquista. Ma figuriamoci. Se si sono tenuti tecnologia e moneta, perche' avrebbero dovuto distribuire conoscenza? Sai quello che devi fare, fallo e taci. La gerarchia assume i connotati del tutto pieno nell'infinito meccanico vuoto. Questa e' l'accademia, questo e' lo scibile umano. Ogni buon comandante ha letto “l'arte della guerra”. Ogni comandante sopravvissuto, insomma...
Quindi a mezzanotte Osvaldo e' uno scalmanato che ride forte, e secondo me va anche verso la vomitata. E Cincitrullina comincia a fiammeggiare, perche' alla fine con gli occhi e' tornata a fissare cristalli e arcobaleni, prismi che rifrangono e riflettono luci bianche e calce viva, e li' in mezzo ci ha ritrovato il pensiero per il quale, questa serata, cosi' le serviva. E butta un ciocco di legno sul fuoco, e ancora uno, e uno ancora, e la fiamma si alza si fa calda investe il corpo dei cugini e Lucio si lamenta anche, ridendo, e Osvaldo gli fa l'eco ma e' gaio, brucerebbe tranquillamente stanotte. Qui, nascosto, non visto, dove ogni delitto gli sembra di poter commettere contro la propria persona e contro l'intero creato, perche' fino a tanto si sente crocifisso quello, e non sa che conta come un due di picche. Certa gente si riempirebbe il culo di senso di colpa, pur di non fare i conti coi tempi morti nel copione. Per questo Pupi Avati continua a girare film ed io sono morto, ma ancora continuo ad addormentarmici davanti.

***

Cincitrullina guarda Osvaldo freddato dal colpo. Vitreo nello sguardo. Dietro emerge, dopo lungo silenzio e buio della ragione con innumerevoli mostri in fermentazione ma nessuno ancora ben formato, il primo pensiero sconcertante. Sale appeso ai palloncini e si affaccia oltre il cristallo della pupilla Dice, lo sapevo che non ci dovevo venire qui.
Sta ritto sul traliccio. Nel momento in cui interminabilmente si erge issato corso e cotto arrostito da voltaggi definitivi. Assunto al cielo, come si sarebbe augurato. Ecco, di stare persino al posto mio, si augurava. Mi invidiava. Ed era al mio funerale. Gia' da un po' che era cosi', anche se tutti fanno finta di niente. Quindi eccoci, Cincitrullina tace e guarda Osvaldo. Adesso non le sembra piu' il pennacchio del traliccio, ma piuttosto quello della torretta di guardia. Fortino Apache, parco D'Avalos, Pescara, inizio anni ottanta. E' comunque vitreo, issato dal proiettile in centro fronte. Manco fosse l'unicorno col suo palmo di naso, che ha perso l'arca e guarda Noe' salpare verso un nuovo mondo quando quello vecchio non sta piu' nemmeno tra le opzioni di scelta. Ecco da chi imparano i capitalisti. Da Dio. Ma queste sono altre considerazioni. Altri viaggi astrali. Osvaldo intanto e' ridiventato bambino e sta in ginocchio, nell'angolo buio del casotto al mare, ai margini di campi infiniti, coi suoi cugini e il nonno. E poi di nuovo al casotto, e sempre lui in ginocchio per primo, senza nemmeno la conta. Ecco la conta si faceva ai primi tempi, e invece adesso e' sempre il primo.
Adesso decide il nonno, dice Lucio. Perche' certi pensieri scivolano ingoiati dalle pupille quando altre pupille li vomitano.
Ce la fai anche da sola, aggiunge rivolgendosi a Cincitrullina.
Ci guardiamo tutti. Taciamo. Io emetto un ultimo fischio come fossi Pierino, e mi estinguo, arrampicandomi tra la nebbia umida insieme all'odore del fumo. Loro tre cadono addormentati.
Nel nostro mondo adesso davvero non c'e' piu' nessuno.

19 commenti:

  1. siccome era breve, l'ho letto un'altra volta dal fondo in sù e devo dire che torna uguale:)
    ________ (sempre che qui ci sia ancora qualcuno!)

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    1. no... gia' spariti tutt

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    2. allora prima di alzare le tende, spegni il fuoco, raccogli le cicche, le lattine e seppellisci i morti che magari tra 30 anni ci torni o ci va qualche altro.

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    3. o magari no e tra duemila anni ci va un archeologo...

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    4. non credo, pare che la luna tra 1000 anni sarà uscita dall'orbita terrestre e quindi il pianeta comincerà a ballare sul suo asse instabile così che finalmente l'estinzione di ogni forma di vita sarà finalmente compiuta.

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    5. eccerto, così dicono gli astronomi!
      guarda che è una orba seria!
      lei (la luna) prende le distanze da noi a 4 cm all'anno, ma più passa il tempo e più cresceranno i cm.
      dunque tra soli 1000 anni qui sarà tutto un bel po' diverso da adesso.
      c'è poi da considerare che le menti sensibili sono in grado di percepire questi cambiamenti come fossero in atto o già avvenuti.
      tutto questo è molto affascinante non trovi?

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    6. trovo. con la differente percezione di eventi simili si spiegano tante cose. persino i carabinieri.

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  2. Quando ho letto il titolo Cincitrullina e poi da sei anni a Torino, per un attimo ho pensato che si trattasse di me :D
    Lo rileggo domani, dopo una bella dormita ... mi sa che è meglio :)

    (magari provo pure dal fondo in sù come ha fatto Teti ... così vedo se torna uguale pure a me :))

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    1. Mi pare che la convezione superi la convinzione e che il vuoto superi il silenzio.

      Sembrano tutti morti ... tranne i morti.

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    2. la morte sta addosso ai vivi...

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  3. Appero'. Mi ha rapita.

    OV

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  4. Mi piacerebbe vederla disegnata questa storia...son tanti anni che non riesco più a leggere fumetti...ce la vedo bene

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    1. anche a me piacerebbe, ma sono negato per il disegno..

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  5. sai cosa mi ha colpita, oltre ovviamente alla vicenda ...? l'infinita discrepanza, certamente voluta ma pur sempre d'effetto, tra titolo e testo...
    ( e poi è stato inevitabile per me riandare agli studi botanici...al citrullus colocynthis dai letali..e non solo....effetti...)
    Ciao grande Kap :-)

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    1. e intanto qui, sappiatelo, non si trova un fungo... :)

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  6. ....davvero?..e come fate?...
    :-)))

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