martedì 13 novembre 2012

DRACULA


E’ cosi’, lui: un essere semplice, incline al peggio, al peggio in tutto. Fu il peggior bagnino nell’estate del 1986 al lido Maiolica, l’unico almeno che riusci’ a non salvare un bagnante malgrado il proprio intervento. Il peggiore a scuola, nemmeno a dirlo, lo fu ma nel senso che peggioro’ andandoci e ne usci’ istruito a dovere su cio’ che si deve fare e come lo si deve se si vuole mantenere presenza fissa nel computo dei disastri, nell’elenco delle calamita’ naturali o in quello delle persone da evitare, da cambiare marciapiede se le incroci, o da non uscire di casa se sai che sono a piede libero.
Insomma, un essere semplice e’ lui, il peggiore tra i semplici per la precisione. Il regno dei cieli dovrebbe avercelo assicurato. No? E se le cose funzionano a quel modo, come ha detto il tipo barbuto sulla montagna forse e circa duemila anni or sono, allora qui sulla Terra e ora, per il tizio in questione, sono cazzi in culo. E infatti quelli sono, altro che manna. Cazzi in culo scendono a pioggia macabra dal cielo a catinelle -altro che festa e pastorelle-. Insomma, che dire, sono guai. Guai durante i quali si cerca scampo dal peso del mondo in pensieri come, e se mi restasse solo un anno di vita come diversamente mi comporterei? In quel frangente al tizio in questione si para davanti agli occhi la faccia del figlio. Non e’ un sogno, sta li’ davvero. E’ verde. Verde di una qualche malattia che non si sa, che non si cura, che non ha senso o che non si trova da nessuna parte un capo che riesca a restituirglielo, il senso. E allora il tizio in questione guarda il figlio che soffre e poi guarda se stesso nel riflesso, sul vetro della finestra, lì dove appare torchiato dal maglio di un cielo plumbeo, solcato in due e di netto da una sciabolata che incrina l’espressione del viso per sempre. Ripete espressione del viso incrinata per sempre il tizio e non si vede bene. Pensa che forse se un anno di vita gli restasse, allora l’angoscia non permetterebbe di godere nemmeno di una totale disinibizione. Che si, magari farebbe cose che adesso nemmeno bene sogna, ma avrebbe un’ansia addosso da fare paura. Solo i morti non provano nessuna angoscia. In quel momento la faccia di suo figlio gli torna davanti. Gli occhi sono ribaltati, la pelle tesa, gialla, violacea, di tutti i colori della morte che arriva e lo strappa alla vita. Ecco, adesso il tizio in questione, quello che fantastica sull’assurdo, sente il cuore spaccarsi in due dal dolore. Muore nella carne del suo amore.
 Cerca l’espressione incrinata per sempre nel riflesso sul vetro ma l’angoscia e’ sparita. C’e’ la notte per strada.

5 commenti:

  1. Superare la morte restando però in bilico tra due dimensioni che in realtà non sono: non vita, non morte

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    1. piu' o meno come Battiato, che da un lato cerca un centro di gravita' permanente e dall'altro promette di superare le correnti gravitazionali...? :P

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    2. Esatto :). Perché la gravità è difficile da reggere alla lunga ...
      Il che dimostra che Dracula e Battiato sono la stessa persona. :)

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    3. pare che la madre di Battiato usasse ripetere al bimbo qualcosa che poi fini' nell'inciso della sua prima canzone. qualcosa che suonava cosi' "Franco esci di camera/ dai retta alla tua mamma vai a giocare con gli altri bambini/ altrimenti miiiiiiiiiiiiiiiiiiii/ diventi grullo"

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    4. Eh ... un grullo chiamato Bietola.

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